Differenza tra 2d 3d e 2.5d

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Sappiamo che il 2D si riferisce alla bidimensionalità di un’immagine e quindi alla sua rappresentazione visiva basata su due assi, cioè lunghezza e larghezza. Il 2D viene utilizzato quando si ha bisogno di modificare in maniera consistente delle immagini, di analizzare i colori, la luce o si deve inserire un filtro.

La manipolazione è la caratteristica principale del 2D e quindi la possibilità di togliere e aggiungere effetti, di inserire nuove luci ed ombre, di modificare le colorazioni e il tutto senza alterare i pixel e quindi la risoluzione.

Attraverso l’analisi delle immagini 2D poi si possono notare sempre maggiori informazioni e renderle più chiare e visibili, come per esempio accade nelle immagini elaborate dai meteorologi che attraverso colori e filtri gestiscono i modelli per le previsioni del tempo in modo da renderli facili e comprensibili.

Il 3D, invece, sfrutta anche la profondità e quindi il volume di un’immagine. Il 3D è la dimensione per eccellenza del cinema, essendo per sua natura il tridimensionale più fotorealistico. Ovviamente la grafica 3D si estende a tanti ambiti ed è utile in molte e diverse tipologie di progetto dal disegno tecnico alla medicina, dai videogames alla grafica pubblicitaria.

Il 2,5 D è comprensibilmente una via di mezzo tra il 2d e il 3d. In realtà il 2,5d può essere definito come uno strumento grafico a due dimensioni che però riesce a creare l’effetto di tridimensionalità. I grafici spesso si riferiscono al 2,5 dimensional come lo pseudo 3D, che a differenza di quello vero non viene elaborato con i modelli di grafica tridimensionale ma con quelli di grafica bidimensionale.

 

In quali settori viene adoperato il 2,5 D

Quando si parla di 2,5 D si parla anche di prospettiva isometrica, quindi di una rappresentazione a tre dimensioni. Nei videogiochi, per esempio, la prospettiva è rialzata e quindi l’effetto per il giocatore è più vero.

Sicuramente ci sono dei limiti rispetto al 3D perché gli oggetti nei videogiochi non si modificano con il cambiamento della distanza. Fra i videogames più famosi e preferiti per il gioco c’è Simcity 2000, che è un classico esempio di videogioco 2,5d. Giocando si ha la sensazione di realismo e profondità ma in realtà il gioco è sviluppato con una grafica isometrica, quindi bidimensionale.

Quello dei videogiochi è il settore dove questa tecnica di riproduzione viene più adoperata perché ha un forte impatto sulle animazioni, ma il 2,5 d è molto adoperato anche nel settore dei video. Nel montaggio dei video vengono sostanzialmente combinati 2d e 3d, dando come risultato una dimensione bidimensionale dove viene simulato un movimento sul terzo asse, chiamato anche Z (mentre lunghezza e larghezza sono X e Y). In questo modo si ottiene un modello 2,5 d e l’illusione di una profondità 3d.

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