Mascherine contro il coronavirus, servono veramente a qualcosa?

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Virus Corona

Questo 2020 non è proprio partito con il piede giusto dal punto di vista sanitario e della tranquillità.

Nel mese di Gennaio abbiamo osservato l’evolversi della situazione Coronavirus, tecnicamente chiamato COVID-19, nel Paese focolaio: la Cina.

Con il passare dei giorni la preoccupazione è cresciuta per via di insorgere di nuovi casi in altri Paesi fino all’arrivo del primo paziente in Italia.

La diffusione delle notizie tramite i media ha generato un alto livello di panico e, purtroppo, disinformazione; la tendenza a drammatizzare le situazioni e trasmettere messaggi ambigui sui Social Network al fine di ricevere qualche migliaio di click in più, ha prodotto il panico tra la popolazione, specialmente tra è meno incline a leggere totalmente gli articoli ed informarsi tramite fonti ufficiali.

Ad oggi, il numero di contagi in tutta Italia ha superato le 400 unità e i decessi hanno superato la dozzina; quindi un’emergenza di qualche tipo c’è ma i numeri non sono così diversi dal classico picco di influenza che ogni anno si registra.

Ovviamente parliamo di un virus leggermente più aggressivo della comune influenza che aggredisce più facilmente coloro che sono affetti da altre patologie, ricordiamo infatti che tutti i deceduti erano over 70 e con patologie pregresse.

La diffusione del panico ha creato anche una fortissima richiesta di prodotti che possano in qualche modo fermare la proliferazione dei batteri e prevenire il contagio; l’ultimo è stato il famoso gel disinfettante.

Osservando il modello cinese, il primo passo è stato il picco nelle vendite delle mascherine antibatteriche.

Ciò che non è stato trasmesso dai media è la motivazione del loro impiego nelle culture orientali. Chi porta la mascherina è, quasi sempre, una persona in quel momento malata (possa essere raffreddore, tosse e altro); lo scopo di indossare la mascherina è per non diffondere i germi in presenza di altre persone e non per evitare di essere infettati.

C’è un altro dettaglio che non è stato ben specificato: quale tipologia di mascherine utilizzare.
Nella quotidianità ci siamo abituati a vedere nei TG le immagini delle mascherine di tela indossate dai medici durante lo svolgimento delle loro funzioni. Suddette mascherine, però, non sono adatte al blocco dei batteri risultando così inutili per evitare la diffusione del virus.

Sono 2 le tipologie di mascherine antibatteriche che possono risultare utili:

  • FFP2
  • FFP3

Queste due classificazioni indicano la resistenza delle mascherine a determinati prodotti. Prima dell’emergenza il loro utilizzo era quasi a uso esclusivo di coloro che lavorano in ambienti polverosi, a contatto con sostanze chimiche o prodotti pericolosi come l’amianto.

Le mascherine più efficaci risultano quelle con i filtri, poiché sono in grado di catturare il maggior numero di sostanze nocive al loro interno.

Leggermente meno efficaci sono quelle che non prevedono la presenza di un filtro, ma riescono comunque a bloccare una discreta percentuale di batteri.

Oltre che al livello di protezione, è importante anche come si indossano queste mascherine. La presenza di barba, ad esempio, potrebbe ridurre la capacità di chiusura ermetica dei prodotti permettendo così all’aria non filtrata di entrare nella zona della bocca e del naso.

Bisogna poi fare particolare attenzione alle indicazioni di utilizzo; ogni mascherina ha una vita diversa a seconda dell’utilizzo che se ne fa.

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